La sharing economy nell'ospitalità: a quale bisogno risponde e come inciderà sullo scenario futuro?

Traggo lo spunto da un sondaggio sulla sharing economy apparso sul sito Collaboriamo.org, che si occupa dei fenomeni di collaborazione e pubblica i maggiori appuntamenti. Una delle sue fondatrici, l'autrice Marta Maineri, ha anche pubblicato un libro dal titolo “Collaboriamo!: Come i Social Media ci aiutano a lavorare e a vivere bene in tempo di crisi”. Per il secondo anno Maineri ha pubblicato un sondaggio cercando di fare una mappatura della sharing economy, di darne un quadro e soprattutto di mostrare come stiano emergendo nuovi servizi per innovare vecchi mercati che rispondono a bisogni vecchi e nuovi.

Vorrei fare qualche considerazione per ciò che concerne il mondo dell'ospitalità. Già da qualche anno si parla di questo fenomeno della condivisione degli spazi e nel mondo del turismo il successo è legato all'azienda di AirBnb, che sta suscitando altrettante polemiche nel mondo dell'ospitalità tradizionale. AirBnb è una piattaforma on line che permette di pubblicare e affittare degli spazi nella propria casa dietro compenso stabilito da chi ospita. La piattaforma, nata in California nel 2008, è rapidamente cresciuta al punto da essere ora presente in 34.000 città e in 190 Paesi. AirBnB ha una anche sezione dedicata ai viaggi di affari e si propone a grandi compagnie sia per alloggi di una stanza sia per case intere dove stare insieme. Pare inizi ad essere molto apprezzato anche dai businessmen sia perché c'è un vantaggio economico per l'azienda sia perché chi è in giro per lavoro, per conferenze o seminari desidera più accoglienza.

Anche in Italia AirBnb sta rapidamente crescendo così come tanti altre piattaforme seppur in modo minore come Windu, Tripwell e Bedyincasa.

E lecito a questo punto interrogarci su cosa sta cambiando, cosa cercano i nuovi turisti/viaggiatori, perché si riscontra un sempre maggior interesse verso questo nuovo tipo di ospitalità e ancora se questo modello inciderà in modo evidente sul modo di fare turismo e qual'è lo scenario che si delinea in futuro.

Indubbiamente la minor disponibilità finanziaria dopo la crisi del 2009 ha acuito la sensibilità verso il risparmio per i viaggiatori e il tentativo di ricercare nuove forme di reddito per gli ospiti. Esiste però sicuramente anche un bisogno di maggiore contatto con la realtà locale più autentica, l'immergersi nella quotidianità di una città o di un Paese sconosciuto risulta decisamente più affascinante se accompagnato da una voce amica, dove tutto ha una sua collocazione: la forneria sotto casa o il bar di ritrovo, piuttosto che il ristorante consigliato direttamente da chi conosce il posto. Il fatto di sentirsi più a casa, di essere accolti e il non ritrovarsi in una camera d'albergo magari più anonima e un po' più fredda.

Difficile delineare uno scenario futuro ma decisamente è un fenomeno che non si può sottovalutare e ben ne dovrà tenere conto la tradizionale ospitalità per arrivare a mettere sempre più la persona al centro delle attenzioni con i suoi bisogni e le sue richieste.

Di tipo molto diverso e più di condivisione vera ho trovato il sito di www.barattobb.it che propone un soggiorno di uno o più giorni in cambio di beni e servizi. Il sito è riservato a bed and breakfast affiliati awww.bed-and-breakfast.it.

Se il fenomeno di AirBnB sembra più una delle piattaforme nate negli Usa con alle spalle un grande knowledge tecnologico, questo del baratto pare decisamente su di un pianeta diverso e più nella direzione di un'autentica economia collaborativa.

Io credo che questo ben rifletta il cambio di sensibilità della gente: se prima il motto era “buttiamo via tutto”, ora c'è una maggiore attenzione non solo alla conservazione ma a non sprecare energie per costruire altri beni e così questo si riflette anche nella condivisione di spazi e di tempo.



Scrivi commento

Commenti: 0